Le idi di ottobre - Passeggiate romane
L’effetto boomerang sul Pd tra le voci di voto anticipato
Sia Bersani sia D’Alema da qualche giorno smentiscono di volere andare alle elezioni a ottobre. La notizia, che era stata anticipata dal Corriere della Sera e dal nuovo sito internet, molto addentro alle sinistre cose, il Retroscena, era stata poi ripresa dagli altri organi di stampa e Massimo D’Alema, prima, e Pier Luigi Bersani, poi, erano stati costretti a negare che questo fosse il loro obiettivo attribuendo a Silvio Berlusconi la responsabilità di avere messo in giro questa voce.
12 AGO 20

Sia Bersani sia D’Alema da qualche giorno smentiscono di volere andare alle elezioni a ottobre. La notizia, che era stata anticipata dal Corriere della Sera e dal nuovo sito internet, molto addentro alle sinistre cose, il Retroscena, era stata poi ripresa dagli altri organi di stampa e Massimo D’Alema, prima, e Pier Luigi Bersani, poi, erano stati costretti a negare che questo fosse il loro obiettivo attribuendo a Silvio Berlusconi la responsabilità di avere messo in giro questa voce. La vera storia, in realtà, è un po’ diversa. Ad aver propagato questa notizia, in realtà, è stato lo stesso D’Alema, che ne ha parlato con diversi interlocutori. Alla fine uno di questi ha avvertito il presidente del Consiglio Mario Monti di quanto stava avvenendo. Secondo la maggioranza del Pd la fase propulsiva del governo era finita e bisognava andare alle urne, anche con questa legge elettorale. Come? Sperando nell’incidente con il Pdl. In pratica l’idea era quella di partire all’attacco del centrodestra presentando determinate proposte di legge e sollecitando il governo a farne altre che sarebbero apparse come un atto di guerra nei confronti del Cavaliere, che si sarebbe visto costretto a reagire e a provocare una crisi. Monti, una volta informato di questa notizia, si è attaccato al telefono e ha esposto la questione sia al capo dello stato Giorgio Napolitano che a Silvio Berlusconi. Per questa ragione sia l’ex premier che il presidente della Repubblica in questi giorni hanno ribadito il loro no a elezioni anticipate. Un no che a questo punto pesa come un macigno sul Partito democratico, che ha dovuto prendere atto della situazione decidendo di andare avanti fino alla fine della legislatura, incalzando, però, maggiormente il governo sulle questioni della crescita e dell’equità sociale.
A questo punto l’unica speranza per il Partito democratico è quella di ottenere un’ottima performance elettorale alle amministrative e di puntare a mettersi sulla scia della vittoria di Hollande alle presidenziali francesi. A questo punto, il Pd, pur avendo in Parlamento una rappresentanza numericamente inferiore a quella del Pdl, potrebbe puntare i piedi sostenendo di essere maggioranza nel paese, dichiarando che il vento sta cambiando anche in Europa, e cercando così di condizionare maggiormente l’azione del governo. Questa è l’idea di Bersani, resta però da vedere se il segretario del Partito democratico riuscirà in questa sua impresa.
Sembra invece destituita di fondamento l’indiscrezione, circolata sempre in questi giorni, secondo cui il Pd starebbe pensando a un rimpasto di governo per fare entrare Bersani, Angelino Alfano e Pier Ferdinando Casini al governo.
Che il Pd abbia puntato alle elezioni in ottobre nonostante adesso i suoi massimi dirigenti lo neghino lo dimostra anche il fatto che all’interno dei gruppi parlamentari e nelle federazioni di partito più importanti sono già scoppiate lotte fratricide per ottenere un posto nelle liste elettorali. Soprattutto i membri della segreteria e gli uomini e le donne più vicini a Bersani, che non sono ancora deputati o senatori, scalpitano in vista della possibilità di entrare in Parlamento.
A questo punto l’unica speranza per il Partito democratico è quella di ottenere un’ottima performance elettorale alle amministrative e di puntare a mettersi sulla scia della vittoria di Hollande alle presidenziali francesi. A questo punto, il Pd, pur avendo in Parlamento una rappresentanza numericamente inferiore a quella del Pdl, potrebbe puntare i piedi sostenendo di essere maggioranza nel paese, dichiarando che il vento sta cambiando anche in Europa, e cercando così di condizionare maggiormente l’azione del governo. Questa è l’idea di Bersani, resta però da vedere se il segretario del Partito democratico riuscirà in questa sua impresa.
Sembra invece destituita di fondamento l’indiscrezione, circolata sempre in questi giorni, secondo cui il Pd starebbe pensando a un rimpasto di governo per fare entrare Bersani, Angelino Alfano e Pier Ferdinando Casini al governo.
Che il Pd abbia puntato alle elezioni in ottobre nonostante adesso i suoi massimi dirigenti lo neghino lo dimostra anche il fatto che all’interno dei gruppi parlamentari e nelle federazioni di partito più importanti sono già scoppiate lotte fratricide per ottenere un posto nelle liste elettorali. Soprattutto i membri della segreteria e gli uomini e le donne più vicini a Bersani, che non sono ancora deputati o senatori, scalpitano in vista della possibilità di entrare in Parlamento.